
Non è il Mourinho scoppiettante dell’anno scorso, sembra più triste, più mogio ma regala sempre materiale su cui parlare. Oggi lo show è stato sulla rosa troppo ampia che ha a disposizione, più che una conferenza sembrava un attacco cucito addosso agli uomini mercato interisti: Branca ed Oriali.
Il 15 esce nelle sale il nuovo film di Harry Potter, milioni e milioni di persone lo vedranno in tutto il mondo, per fortuna (o sfortuna) che il mago di Setubal lo vedono solo gli italiani: «Non è la squadra che sognavo due mesi fa. Quindi gli obiettivi saranno adattati a questa realtà. Miracoli non ne posso fare. Non sono Merlino o Harry Potter».
Ma lo show principale è sui giocatori in esubero, i vari Rivas, Burdisso, Vieira, Mancini, Obinna e forse anche qualcun altro che ci stiamo dimenticando in questo momento, considerando che sono già partiti Cruz, Crespo e Jimenez, non sono pochi.. Più vendite che arrivi, ma nonostante questo non è soddisfatto: “Non mi piace per il lavoro. A calcio si gioca 11 contro 11, avere 35 giocatori non è positivo, come non è positivo avere nel ritiro giocatori che io non voglio qui, giocatori che sanno che io non voglio che rimangano. Non è positivo, ma è la realtà. Qualche anno fa se una società diceva a un giocatore che non c’era spazio per lui, questo aveva un peso. Questo oggi non succede più, per problemi economici o perché a Milano si vive bene. E allora ci sono giocatori che sanno che con me non giocheranno ma restano ugualmente. Jimenez ha deciso di provare l’avventura in Premier, altri non l’hanno fatto. È una situazione che non mi piace ma che devo accettare. Ma non cambierò la mia idea su questi giocatori. Se pensano di giocare, si sbagliano».
«Quando abbiamo progettato la nuova stagione abbiamo pensato di cedere otto giocatori e di prenderne quattro in posizioni specifiche per crescere dove vogliamo noi. Non sto criticando il club in alcun modo. Ma di otto giocatori ne sono usciti quattro di cui tre in scadenza di contratto e uno in prestito, ciò significa che il mercato ci ha fruttato zero. E quando una società non fa soldi, l’allenatore deve essere pragmatico. In entrata avevamo bisogno di un attaccante, di un regista e di due difensori. Per il momento sono arrivati Motta e Milito».
Stranamente, mette le mani in avanti nei confronti della Champions: «Difficile rispondere. Il Barcellona è stato campione d’Europa, però nella semifinale al 90° era fuori. È arrivato in finale e sappiamo tutti come c’è arrivato. Mourinho ha ragione quando dice che la Champions è la competizione dei dettagli. Ma è anche la competizione della qualità, perché senza qualità non la si può vincere. E da questo punto di vista non siamo ancora al livello di quattro o cinque squadre. Possiamo vincerla, perché a volte i dettagli aiutano. La fortuna ci deve essere, come l’ha avuta il Barcellona con il Chelsea, che a sua volta è stato sfortunato. Ma la fortuna è una cosa che hai o che non hai. Poi c’è la qualità. Dopo l’uscita dalla Champions, abbiamo paragonato il nostro potenziale con quello delle altre e tutti insieme noi dell’Inter abbiamo definito quattro giocatori per quattro ruoli specifici e otto giocatori in uscita. Il risultato è zero. Ma io non posso andare dal presidente e dire “io voglio, voglio, voglio”. Io non chiedo niente. Al contrario. Dico che lavorerò di più per fare dimenticare questo mercato non nostro. Prometto alla società e ai tifosi: lavoro di più. Ma non posso fare miracoli. Non sono Merlino o Harry Potter».
Infine una stoccata sulle avversarie: «Sul Real non ho nulla da dire, perché magari non giocheremo nemmeno contro di loro quindi non mi preoccupa. Per quanto riguarda Milan e Juventus, nessuna mi preoccupa e tutte mi preoccupano. Se l’anno scorso ho detto che non sono un pirla, quest’anno dico che se uno pensa di non dover migliorare è un pirla».






















